La melma

Voglio soffrire

Voglio morire

Voglio di notte nel buio marcire

Voglio le ossa dentro a una fossa

Voglio una bara di stagno che possa

Lasciar commossa la gente losca

Fare la fine che ha fatto la tosca

Come una mosca lascia che nasca

E che vada a finire diretta in una vasca

piena melma

Che si che lo so che fa rima con merda

Si ci sta bene

Come le pere

Che mi farei le mattine e le sere

Per sopportare questo liquame delle mie brame

Che fa di me regina assai infame

Le ossa rotte che fanno a botte

Con la violenza del sole che fotte

La gente inerme con quella luce

Che un dì ti verrà tolta in un modo un po’ truce

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Datti una mossa

Ti trovi nel bel mezzo di un giorno bello e luminoso in cui, però, ti sentì fiacco, c’è troppa luce, troppa gente colorata in giro, troppe macchine. Sarà il cambio di stagione. Sbuffi, forse è fame, ti fai una pizza con la mortadella che resusciterebbe un morto. Sorridi. Poi passa. Che si fa? Un giorno di ferie, di malattia? Meglio ferie, più tardi devi accompagnare tuo figlio in piscina, tua madre vuole un giornale, il frigo è vuoto. Incontri gente per strada, fai due battute sulla maestra, che palle. Uno shampoo. Come diceva quel cantautore? Quasi quasi. Non risolvi. Sarà quel fastidio in mezzo al petto, però non è infarto, hai già controllato. Freghi un po’ di lexotan a tua madre, poi ci ripensi, già dormi in piedi. Tu che sei sempre andata con le pile atomiche adesso non hai voglia di fare un cazzo. Sarà quella tua amica che ha raccontato i fatti tuoi in giro. Oppure il capo che è isterico. Vabbè roba vecchia. C’è un cielo turchese sopra i tetti di Roma, i tuoi figli se la cavano in tutto, hai ancora un marito in mezzo ad una selva di separati, cornificati. Tutto normale, tutto regolare. Qualcosa rema contro certo, però ci sei abituata, chi non ha problemi? La depressione è una malattia di noi occidentali che non troviamo di meglio da fare che pensare, troppo e non agire. Chiedilo ad un extracomunitario che ha attraversato il deserto e il mare per approdare in un paesino a raccogliere pomodori se è depresso. Altro che depressione, quello deve prima pensare a mangiare. E allora? Allora datti una mossa, non pensare, non dare nell’occhio, fai finta di nulla, comportati normale che va tutto bene, dai su, solo un piccolo sforzo per non morire.

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Ti amo per abitudine

Ti amo per abitudine
La solitudine di chi non sa perdere

Ti amo per i ricordi
che sono belli
perché diversi

Da ciò che siamo
Da come eravamo

Tutto più limpido
Tutto più azzurro

Quando ti guardo
Distesa al sole

Un’ombra scura
Tra le mie ciglia

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Jingle Bells, Jingle Bells, la la la la la

Il natale è un periodo critico dove tutto è di troppo: troppo cibo, troppi soldi spesi inutilmente, troppi parenti che non vedi da un milione di anni, troppe ore passate assieme, troppi bambini per casa a ricordarti com’eri, troppa ipocrisia a mettere a nudo la verità…

La verità, già!

Il natale, soprattutto a tavola, è il momento in cui la miscela esplosiva di tutti questi elementi porta a mettere a nudo i sentimenti, ad abbassare le difese dell’educazione e del quieto vivere e a dire la qualunque a chiunque, in un crescendo infantile e sconsiderato in cui tiri fuori quella volta che magari hai beccato tuo padre a fare il cascamorto con la tua compagna di scuola, tua madre che tiene inequivocabilmente più a tuo fratello che a te, tua zia che si è presa tutti i gioielli più belli della povera nonna e chissà altro.

Chissà altro.

Ci sono momenti nella vita in cui la veritá ci investe della sua cruda coscienza, momenti in cui si ha il bisogno impellente di chiarezza, di trasparenza, momenti percolosi da valutare con attenzione perchè non cambia niente, non cambia mai niente, noi, gli altri, di fondo, rimaniamo sempre uguali a noi stessi e ogni sforzo sembra inutile.

Eppure, la verità, per quanto terribile, per quanto temuta, per quanto spesso lungamente intuita, ci restituisce una temporanea sensazione di integrità, di giustizia, quasi di forza. Perchè, malgrado tutto, ci si adatta a tutto. E si va avanti.

Buon Natale e… andateci piano! 🙂

Bellezza e verità sono una cosa
Questo è quanto sappiamo sulla terra
E questo è tutto che sapere importa

Johnny

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La ricerca della felicità

Dunque cos’è la felicità? Un frammento di vita in cui ti senti pienamente appagato? Uno stato di grazia fatto di meditazione profonda in cui stacchi dalle passioni e godi di ciò che la natura ti offre?

Magari il fatto di raggiungere gli obiettivi che hai cercato nella vita, una bambina che ti stringe le braccia attorno al collo, un prato pieno di margherite. Oppure, molto prosaicamente, vedere un nemico affondare, spendere quello che vuoi, comprare quello che vuoi, anche le persone? Ah già! Il potere…

Una cosa è certa, per essere felici bisogna essere pronti a lottare.

Però, però…

La felicità ognuno la trova dove la vuole vedere. Non parlo di accontentarsi. Parlo del fatto che è vero che la vita è una continua ricerca, una sfida fatta di stimoli e traguardi, ma forse bisognerebbe osservare con maggiore attenzione le cose che ci stanno attorno, dare una possibilità anche alle abitudini. Accogliere con un benevolo sorriso.

– Bello questo film, vero?
– Si mamma, ma perchè piange?
– Perchè è felice, a volte capita. Ha trovato finalmente un lavoro e così può far stare suo figlio in una bella casa e comprargli tante cose. È questo che rende felice un genitore, vedere il proprio figlio che sta bene.
– Hai dimenticato una cosa mamma, hai dimenticato l’amore.

Così.

Non puoi sempre cercare. Ogni tanto ti devi fermare e guardare

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Vivere senza Twitter ovvero: Mi sono innamorata di te perchè non avevo niente da dire

Curioso che abbia deciso di parlare di Twitter solo adesso che mi sono cancellata.

Twitter mi è sempre sembrato una specie di luna park dove ognuno si esprime liberamente spesso in maniera grottesca, quasi mai mettendoci la faccia. C’è la bella che se la tira, lo sborone, l’impegnato, la casalinga frustrata, il comico, il poeta… C’è veramente posto per tutti. E come i giocatori di wrestling si compete a suon di battute esprimendo qualunque tipo di pensiero nella totale libertà.

E anche io, col mio humour acidino ne ho dette di ogni. Poi mi sono resa conto che in 140 caratteri non esprimi una opinione, ma realizzi uno slogan. E allora ho smesso di parlare di politica. Allora ho interagito con tante simpatiche persone con le quali ho scambiato commenti anche molto intensi, almeno per me. Poi però ti rendi conto che l’amicizia è altro, è oltre, è tanto vissuto assieme. Aver condiviso un hahaha non mi basta. Allora mi sono fatta paladina delle ingiustizie del mondo, una mia fissa da sempre, per poi rendermi conto che la mia sensibilità è legata al fatto che per anni ho percepito come ingiusti eventi della vita già vissuti. Salvo poi averli superati. Mi sembrava quasi pretestuoso questa mio presunto senso di equità. E allora ho smesso di parlarne. Quindi ho cercato un linguaggio che mi è familiare, l’amore. Ma le frasi ad effetto si nutrono di disagio ed io sono molto innamorata, e ricambiata. Allora ho cercato un altro tema, la musica, che è parte integrante della mia vita. Ma ho i miei gusti, francamente poco popolari.

Allora… Allora mi sono cancellata per evidente mancanza di argomenti. Forse, dopo tanto dire, è ora di fare.

Grazie di tutto Twitter, e alla prossima!

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Most Influential Blogger

Comincia a piacermi fare la blogger…

Diemme - La strada è lunga, ma la sto percorrendo

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Ed eccoci a un nuovo premio, grazie alla cara Smoothsolidade.

Si tratta del premio Most Influential Blogger Award, che prevede queste 3 regole.

Le regole per questo premio sono:

1. Aggiungi il logo del premio al tuo blog.

2. Rispondi alle seguenti domande.

3. Passa il premio ad altri 11 blog e comunicaglielo.

Dunque, il logo non lo aggiungo al blog perché, anche se mi dispiace, non l’ho fatto neanche per il logo degli altri premi ma, come per gli altri, lo utilizzo per il post (è quasi lo stesso, giusto?  😉  ).

Le domande sono:

1) Cosa ti rende più felice?

Beh, grazie al cielo ho una sfilarata di cose che mi rendono felice, da quando mi alzo la mattina. Mi reputo una donna fortunata, ma diciamo che sono anche in grado di apprezzarle tutte le fortune, dallo svegliarmi in casa mia, in un paese in pace…

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La vita oltre all’amore

“Anni e anni dopo la guerra, dopo i matrimoni, i figli, i divorzi, i libri, era venuto a Parigi con la moglie.
Le aveva telefonato. Sono io. Lei l’aveva riconosciuto dalla voce. Le aveva detto: volevo solo sentire la tua voce. Lei aveva detto: ciao, sono io.
Era intimidito, aveva paura come prima, la voce improvvisamente gli tremava e in quel tremito, improvvisamente, lei aveva ritrovato l’accento cinese.
Lui sapeva che lei aveva cominciato a scrivere libri, l’aveva saputo dalla madre incontrata a Saigon. Sapeva anche del fratello piccolo, disse che ne aveva sofferto pensando a lei.
E poi sembrava che non avesse altro da dire. Ma poi glielo aveva detto.
Le aveva detto che era come prima, che l’amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere d’amarla, che l’avrebbe amata fino alla morte”

Leggere Marguerite Duras per me è devastante e intollerabile come solo la vera bellezza può esserlo. Una bellezza che ha in se’ il germe della corruzione. Le mal de vivre.

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Excusatio non petita, Inculatio manifesta

Si, lo so, il titolo non è propriamente dei più sobri ma rende l’idea.

Mi riferisco a tutti quelli che partono direttamente col farti mille scuse per qualcosa che promettono di fare bene epperò ci sono tremila ostacoli che rendono difficile l’impresa.

Io e mio marito, per esempio, non c’è niente da fare, siamo due animali da scrivania, siamo due zappe totali in idraulica/meccanica & Co. e ascoltiamo sgomenti la sequela di scuse che ci propinano le maestranze quando non ci funziona qualcosa:

– Signori, la situazione è grave, irrimediabile, cambiamo, proviamo, cosiamo!
– Cosiamo?
– Si, cosiamo, sfasciamo, rompiamo e vediamo cosa c’è sotto, il danno potrebbe essere molto più grave di quello che pensiamo…

E io pago!

L’ideale sarebbe mandarlo in quel posto, cercare un altro idraulico/meccanico/elettricista, prendersi un altro giorno di ferie, vivere senza luce, acqua, macchina per qualche giorno…

Perciò, occhio quando qualcuno parte direttamente dalle scuse: si cela di sicuro una insidia molto grossa alle vostre spalle!

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Così come sei

Ogni tanto capita di imbattersi in creature orrende, maleducate, pettegole, con un pessimo carattere e che però SI PIACCIONO!

Si, proprio, persone che trovano mille giustificazioni alle proprie meschinitá pensando di essere per giunta buoni o nel giusto.

Capita ad esempio di essere vessati da un superiore aggressivo e maledutato che ogni tanto ammette soavemente:

– Che volete farci, non sono cattivo, è il mio carattere!

Scrollatina di spalle e avanti un altro!

Mi viene in mente Alberto Sordi quando dice a sua moglie:

– La tua è costituzione, sei fatta così!
– E come sono Giacì?
– E come sei? Sei buzzicona!

Ecco!

L’altro giorno ho incontrato tizio grassoccio, unto e maleodorante, di quelli espansivi con la battuta facile e grossolana che continuava a dire:

– La verità è che io mi piaccio così, sono fatto così!

Che vuol dire sei fatto così? Si può sempre migliorare! FAI QUALCOSA PIRLA

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