Libro 1, pagina 2

L’amante.

Ho sempre provato dei sentimenti estremi nei tuoi confronti, duri da capire per me che non sono mai stato introspettivo. Così mi aveva detto l’insegnante di lettere quando leggeva i miei temi striminziti. Sicuramente rendevo meglio alla lezione di ginnastica.

Ti guardavo come se fossi un’aliena pericolosa, lontanissima anni luce da me. Non ho pensato a te per tutta l’estate. Anche quell’anno sono andato in Inghilterra con gli amici per uno pseudo viaggio studio. Poi la mitica Riccione dove tutto quello che facevo era starmene al sole, nuotare, pomiciare e succhiare granite al limone. Insomma, una favola.

Un’estate senza granite al limone è come un inverno senza bomboloni alla crema. Bella sta’ frase vè? In effetti l’ho inventata io. Oddio, ogni tanto mi veniva da pensare cosa stessi facendo.

A volte mi sembrava di vederti così, per strada. Ma era impossibile. A parte che non penso che andassi in vacanza ma poi tu non uscivi mai da sola. Non ti mai vista una sola volta abbronzata. Poi tra una partita di beach volley e una di calcetto è finita l’estate.
A settembre mi sono presentato davanti a scuola sicuro, con i jeans, la polo bianca e le scarpe da fichetto. Mi sentivo bene, rilassato, chiacchieravo con i miei amici.

Poi ti ho vista. E ho sentito il cuore battere fortissimo. Ansimavo. Eri sola tanto per cambiare. Sembravi un’estranea totale in mezzo a tutti noi che ti strattonavamo. Arrivati in classe mi sono seduto dalla parte opposta dell’aula. Non volevo creare l’occasione di scambiare due parole con te nemmeno per sbaglio. Intorno a te c’era il vuoto. Alla fine si è messa vicino a te Sabrina, che era arrivata in ritardo e aveva trovato i posti tutti occupati.
“Il mio solito culo” ha brontolato quella stronza mentre gli altri ridacchiavano.
Io stesso ti evitavo come se fossi stata un’appestata. Non ho mai capito cosa mi fosse scattato dopo nella testa. Solo che a un certo punto mi è venuta fortissima la voglia di seguirti. Di saperne di più su di te.

Mi dicevo che era solo curiosità, che volevo sapere come vivevano i matti. Per un po’ ti rincorrevo da lontano. Mi mettevo sull’altro marciapiede, più che altro per non farmi notare da nessun’altro, tanto tu, imbranata com’eri, non ti saresti accorta di niente nemmeno se mi fossi messo attaccato alle tue spalle. Dopo quella prima volta che mi sono avvicinato, quando ero sicuro che nessuno ci avrebbe visto, spesso venivo a parlarti.
“Ma che sto facendo?” Mi ripetevo in continuazione non appena ti lasciavo.
“Cosa porco diavolo mi sono messo in testa?”. Ero in paranoia totale, sempre preoccupato dell’opinione degli altri.

Un allineato con un’alienata. Da ridere. Alla fine però cedevo sempre e tornavo a cercarti.
Un giorno, dopo averti accompagnata a casa per l’ennesima volta avevo deciso che ero stufo marcio di stare ad aspettare. Tu continuavi a rispondermi a monosillabi, a volte nemmeno parlavi, come se non mi avessi sentito. Ma io avevo bisogno di sentirti. Più ti frequentavo e più mi sentivo come se fossi seduto su un vulcano. Stavo scoppiando. Dovevo fare qualcosa.

Visto che non riuscivo a sostenere con te una conversazione normale almeno dovevo toccarti. La prima volta insieme ti ho baciata e palpata senza dirti niente, senza prometterti niente. Dentro il portone di casa tua, nel ripostiglio della centralina elettrica, col rumore delle televisioni a tutto volume e l’odore orrendo di cavolo.

Ti ho presa per mano e ti ho tirato dentro. Tu non hai minimamente reagito. Anche quando ti ho slacciato la camicetta e ti ho toccata dappertutto tu mi hai lasciato fare come se farsi palpare da chiunque fosse la cosa più normale del mondo.
Si vedeva comunque che non l’avevi mai fatto. L’ho capito da come arrossivi, da come mi guardavi con gli occhi sgranati mentre ti accarezzavo.
Non avevo nemmeno mai baciato nessuna così. Eri contro il muro, passiva, ti avevo tolto le mani di dosso e le avevo messe contro la parete ai lati della tua testa. La mia faccia sul tuo collo a inalare il tuo odore di borotalco, di sudore dolce di bambina. Ti ho sfiorato le labbra, ti leccavo, ti mordevo fino a che non mi hai stretto le braccia attorno alla vita e finalmente hai cominciato a rispondermi.

Il mio mondo cominciava e finiva in questo squallido sgabuzzino del tuo sottoscala.

Mi sentivo la testa scoppiare e ansimavo facendo un rumore del diavolo. Ho aperto gli occhi e ti ho guardato. Avevi anche tu gli occhi chiusi e la bocca semiaperta. Poi mi hai sorriso. Eri patetica. Maledizione eri anche bellissima. Ci morivo sulla tua pelle ma era la tua testa che mi stava annientando. Nessuna tua reazione era normale. Nessuna mia amica si è mai comportata come te. E anche io, vicino a te diventavo strano. Era come se con te fosse tutto possibile. Come se non esistesse niente altro. Era come se tu sola fossi la cosa più importate del mondo.

Naturalmente non era così, non poteva essere così. C’era tutto un mondo fuori da quel portone e di cui io ne facevo parte. Tu eri solo un maledetto bisogno che mi dovevo togliere dalla testa. Ma in quel momento ero sconvolto dall’intensità che stavo vivendo. Sentivo l’ascensore che si apriva e si chiudeva e non me ne importava un tubo di poter essere scoperto. Vedevo solo te, volevo solo te. Baciati, toccarti, annusarti era tutto quello che desideravo. Dopo un tempo interminabile, però, sono uscito dallo sgabuzzino con le orecchie che mi ronzavano tenendoti saldamente per mano. Ho chiamato l’ascensore e ti ho abbracciato col bisogno di stare ancora solo con te.

Allora mi hai tirato su la mano e mi hai baciato il palmo con gli occhi chiusi. Poi sei entrata dentro l’ascensore senza nemmeno dirmi ciao. Mi hai guardato solo fino a che le porte non si sono chiuse sul tuo viso lasciandomi li solo come un ebete senza pensieri.

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The game
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19 risposte a Libro 1, pagina 2

  1. Rebecca ha detto:

    Ma questo a leggere diventa poi impegnativa… speriamo che trovo il tempo😉 ti abbraccio Pif♥

  2. in fondo al cuore ha detto:

    Molto bello……aspetto il seguito😉

  3. ninatrema ha detto:

    Intenso. A tratti un po’ telefonato, ma intenso. Una volta che li hai descritti così bene, lui con i vestiti, lei con il vuoto che le sta attorno, non hai bisogno di dare al lettore il compitino già fatto appiccicando ai personaggi delle definizioni: hai già detto tutto🙂 Adesso vediamo come prosegue

    • ohmarydarlingblog ha detto:

      Grazie dei suggerimenti, vediamo che ne viene fuori😉

      • ninatrema ha detto:

        un solo dubbio e non capisco perché mi venga in mente solo ora… lui non lo vedremo fare l’eroe in questa narrazione, vero? E’ un disadattato violento che la tratta totalmente come oggetto. Anche lei non sta tanto bene visto che con un autostima – 10.000.000 non replica nulla al trattamento… questa pseudo relazione è una bomba di violenze… attendo con ansia lo sviluppo🙂 (gli scrittori, si sa, son cattivi e mettono dei guai le perso… personaggi :p )

  4. Drimer ha detto:

    Bello, ma in quale zona di Riccione è successo il “misfatto”? Zona porto..Dante..Ceccarini..Marano..Pepe Nero..magari ho notato qualcosa🙂

  5. wyllyam ha detto:

    accipicchia… bello bello. mi sono letto sia la prima parte che questa. e devo dire che mi piace proprio tanto!!!

  6. newwhitebear ha detto:

    Come inizio è veramente buono sia come stile sia come tono narrativo. Ottima è l’analisi della voce narrante: le sue sensazioni le sue emozioni.
    Adesso mi aspetto di leggere quello che prova l’anonima protagonista.
    Attendo.
    Un caro saluto

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