La cena della Gina

Il bar di Gina era un’istituzione del tutto impermeabile alle diavolerie moderne, ancora con i contenitori del gelato chiusi dal coperchio e i recipienti di cristallo per le caramelle.

Il bar lo aveva ereditato dal padre nel ’76 e non lo aveva mai rinnovato da allora. Era sempre affollato malgrado fosse malmesso perché la gente li dentro si sentiva meglio che a casa

– Ma vieni, guarda che bella pastarella ti ho lasciato, mangia che sei pallido.

Un interessamento che non ammetteva repliche: il malcapitato doveva mangiare pena i rimproveri della Gina. E chi le diceva di no? Piccola, pettoruta, con quella risata che era più grassa di lei. Una mamma, che però non aveva mai avuto figli.

Apriva alle sei del mattino e chiudeva alle otto di sera dal lunedì al sabato e lei era sempre li a gestire tutto. Un ritmo di lavoro che avrebbe stroncato un rinoceronte. Ma non lei, lei era felice di stare sempre in mezzo alla gente anche perché da tempo era sola. Lo era da almeno trent’anni, da quando era morto il marito stroncato da non si sa che cosa.

Non era mai uscita con nessuno. Non ne valeva la pena. Nella sua casa immacolata non voleva nemmeno un cagnolino a farle compagnia. Le bestie puzzano, pensava, eppoi si ammalavano e morivano e la verità era che lei si era stufata di accompagnare gente al cimitero.

Gli unici giorni in cui il bar chiudeva erano le feste comandate. Così, come ogni anno si approssimava a passare la notte di natale da sola.

Passò tutto il giorno a cucinare. Un trionfo di profumi: i tortelli ripieni di zucca, le zeppole di baccalà, il branzino al sale, la fonduta di cioccolata e frutta… Indossò un vestito di velluto blu e gli orecchini con le granatine che le aveva regalato il marito nell’81.

Alle nove in punto apparecchiò la tavola con la sua tovaglia ricamata, come centrotavola decine di candeline alla lavanda con nove coperti di numero e un piccolo regalino davanti: un sacchetto di fiori secchi profumati, del tabacco all’aroma di caffè, un piccolo carillon, dei cioccolatini al rum, un fazzoletto di seta con le cifre.

Accanto ad ognuno le foto dei suoi cari che non c’erano piú, il papà con la sua aria severa, la mamma il giorno del matrimonio, sua sorella da piccola, il marito sottufficiale, la zia sul balcone. Tutti nella loro bella cornice d’argento.

In casa l’odore delle bucce d’arance che ardevano nel camino. E c’era la musica, dolcissima, di Frank Sinatra e Nat King Cole

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25 risposte a La cena della Gina

  1. Rebecca ha detto:

    Cara Mary, abbi una serena Vigilia di Natale con amore Pif♥

  2. wyllyghost ha detto:

    gli inglesi direbbero sadness… ma anche tristezza in italiano rende bene l’immagine. con il tavolo imbandito come fosse festa e dentro di lei la festa c’è?

  3. Diemme ha detto:

    Auguroni, ti sia lieto il Natale ma anche tutti gli altri giorni a venire…

  4. in fondo al cuore ha detto:

    Molto bello il racconto….Tantissimi cari Auguri a te e ai tuoi cari, un abbraccio!🙂

  5. accantoalcamino ha detto:

    Ti lascio un cesto pieno di Auguri e di giovane affetto, grazie di essere accantoalcamino ♥

  6. fab ha detto:

    Tanta serenità e dolcezza, auguri…

  7. Rebecca ha detto:

    I miei sinceri Auguri per un Natale colmo d’amore con amicizia Rebecca

  8. Drimer ha detto:

    Un grande bel pensiero quello che hai voluto condividere, una racconto triste peri ma rappresenta la Gina come una grande Donna, la sua My Way…Unforgetable…
    Auguro un giorno e una tavolata serena non per il menù ma per sorrisi sinceri e momenti condivisi, soprattutto momenti veri.

    Buon Natale Mary.

    Silvano

  9. newwhitebear ha detto:

    Un bel racconto natalizio che descrive come la Gina in questo giorno non si sentisse sola.
    Buon Natale.
    Un caro saluto

  10. Monique ha detto:

    Un bel racconto! Ti auguro di mettere sempre amore nei tuoi gesti e nei tuoi pensieri!

  11. willyco ha detto:

    ti auguro sorrisi che covano d’inverno, respiro caldo di parole gradite, fatti piccoli e frequenti che fanno stare bene, una carta in tasca, mai aperta, per la strada giusta, i giorni che vorresti quando quei giorni sono ancora nuovi.

  12. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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