Nel nome del Padre

Mi fa sempre un certo effetto vedere quell’omaccione di mio marito sciogliersi in tenerezze con i bambini. Un contrasto che mette allegria. Poi leggi sul giornale storie di padri famosi che i loro figli li ignorano, li rinnegano, in una forma di castrazione contro natura difficile da comprendere.

Io cerco sempre di capire come possano funzionare le cose. Ci si affeziona a un cane, a un gatto, come si può dormire sereni sapendo che c’è un tizio con la tua stessa faccia che gira per il mondo e che ha bisogno di te?

È una cosa diffusa. Tutti noi conosciamo storie di padri assenti in maniera definitiva. Persone che spesso si formano altre famiglia nelle quali, nel bene e nel male, svolgeranno il loro ruolo.

Uomini (uomini?) che passeranno tutta la vita a recitare una parte, soprattutto dentro le mura della propria casa. Che probabilmente non saranno buoni padri per nessuno. Uomini che imputano agli altri la causa dei loro gesti: la reputazione dell’ex, la salvaguardia della nuova famiglia, pochi mezzi, i consigli degli altri… Che è semplicemente un pirla che poteva fare più attenzione questo no, mai.

Leggo troppi autori sudamericani per non immaginarmi le conseguenze di questi comportamenti, la mostruosità di figli e nipoti che per destino si potrebbero incontrare senza sapere nulla l’uno dell’altro.

Madri che debbono fare il triplo salto mortale per attenuare quest’assenza.

Si può vivere senza padre? Si certo, ci si abitua a tutto. Penso si abbia comunque bisogno di ricostruirsi una immagine di padre, magari coi ricordi degli altri.

Riusciranno a instaurare rapporti se non affettivi, almeno civili con i fratellastri? Vivere in un ambiente anaffettivo non è il massimo per costruire le basi di rapporti sani e normali, sebbene logicamente a distanza.

I legami si costruiscono crescendo assieme.

Chi è vissuto senza padre sarà un buon genitore? Riuscirà a superare il distacco attaccandosi a qualcuno? Ad un padre ci si affida, non avere quel sostegno significa che o ci si affida troppo agli altri o troppo poco.

Devo chiudere. Il mio nuovo gattino ha il raffreddore e mio marito sta correndo in farmacia a comprargli le medicine…

Ah! Questo post me lo ha ispirato http://lelunedisibilla.wordpress.com/, che mi ha ricordato che non è importante quello che dai ad un figlio. L’importante è esserci.

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42 risposte a Nel nome del Padre

  1. solomenevo ha detto:

    difficile commentare. hai messo tanta, tanta, tanta carne al fuoco…😉

  2. arielisolabella ha detto:

    È’ così’ esserci al meglio poi il resto si aggiusta.

  3. in fondo al cuore ha detto:

    bellissimo post, ed hai ragione, la cosa essenziale è esserci sempre….buona giornata!🙂

  4. fab ha detto:

    esserci, soprattutto quando serve..

  5. Martina ha detto:

    Il passato e il vissuto non contano. Conta la volontà di esserci. Lo dico per esperienza diretta.

  6. Francesco ha detto:

    Esserci è davvero la parola magica, e non solo per un padre. Esserci nella propria vita senza delegare al lavoro o ad altre cose importanti o alla sfiga. Chi è, poi fa.

  7. Drimer ha detto:

    ….ci sono!!
    Ecco, quando sento che è il momento.
    E’ stato difficile all’inizio mantenere il ritmo dato il contesto, ma ad oggi potrei clikkarmi su “mi piace”🙂
    Buona serata, ciao.

  8. ili6 ha detto:

    Bello ed importante questo post.
    Ho avuto mio padre per pochi anni, ma c’era e c’è ancora.
    Ciao,
    Marirò

  9. patalice ha detto:

    è un po’ come quelle donne che partoriscono e che abbandonano i figli nei cassonetti…
    lo dice una che non vorrebbe altro e che fa così dannatamente fatica!

  10. newwhitebear ha detto:

    Penso che sia fondamentale avere un padre euna madre, che siano presenti e che seguano i loro figli, Perché? Un figlio non è un capriccio, un cane o un gatto che come si accolgono in casa, spesso, troppo spesso, vengono abbandonati.
    Credo che la presenza di entrambi i genitori sia stabilizzante per un figlio e sono d’accordo con te che l’importante è esserci.

  11. wyllyghost ha detto:

    è che il padre è visto sempre come un figura lontana ed oscura. è quello che va al lavoro e torna tardi e stanco la sera… io ho scoperto il lato tenero e giocoso di mio padre adesso che è diventato nonno…

  12. keewisback ha detto:

    Si può viverci senza.
    E’ matriarcale la nostra essenza di uomini…
    te la dico meglio: è MAMMIFERALE.
    Il padre è una presenza necessaria: archetipicamente è quello che fa da colonna e che ci insegna la rigidità laddove la figura archetipica femminile ci trasmette il senso del bello, del morbido e del sinuoso (ideale e materiale).
    Ma.
    Si può vivere senza. E io lo so.
    E’ il “come” si possa viverci. Quello è interessante.
    E’ tutto un gioco di compensazioni magiche e inafferrabili se non ci sei “dentro.

  13. lucadic67 ha detto:

    la mancanza di padre o madre nuoce alla formazione di un essere umano.e’ fondamentale che chi dei due debba prendersi cura di un bambino/a,abbia in mente una sola parola:AMORE.
    senza far rimpiangere a suo figlio la mancanza del padre o madre accusandolo di tale negligenza.
    col tempo capira’ e riflettera’ con il suo giudizio di adulto.

  14. Purtroppo esistono anche casi di padri che prima ci sono e poi se ne dimenticano.
    Che regalano un’infanzia fantastica, ma restati da soli dopo il divorzio entrano in crisi (esistenziale? di mezza età? regrediscono?) e a diciassette anni è la figlia che si trova a fare da madre.
    Padri che non notano, che scelgono di non vedere, di non parlare per non litigare; non c’è cattiveria in questo, sicuramente tanta paura e chissà cos’altro. Io sinceramente capisco, ma le ferite e le conseguenze che questa esperienza ha provocato non le posso negare, neanche chiudendo gli occhi.
    Solo vorrei fare la figlia quando mi trovo a fare da psicologa da una parte e da madre (moglie, donna delle pulizie, donna e punto) dall’altra.

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