The Edge

Camminiamo fianco a fianco stretti nei nostri cappotti che ci proteggono a malapena dal freddo del lungolago. Camminiamo lentamente, a testa bassa per difenderci dall’umidità e dai nostri pensieri.

Avrei voluto toglierti di dosso tutta quella merda di dolore e disperazione. Dirti che sarebbe andato tutto bene mentre ogni giorno perdevo un pezzo di te.

Tocchi furtivamente il tuo petto vuoto. Lo fai soprappensiero. Alzi lo sguardo su di me. Certo che me ne sono accorto.

– Non importa.
– Sono brutta.
– Non è vero.

Fai per andartene

– Noi non abbiamo finito.

La mia fronte appoggiata alla tua. Passo un dito sotto i tuoi occhi cerchiati. Non c’è molto da dire. Solo toccare. Ti sbottono il cappotto e mi riapproprio delle tue nuove forme. Tu mi lasci fare come se me lo dovessi. Chiudi gli occhi e fai una smorfia come se ti avessi fatto male. Poi me lo hai detto.

– Mio marito mi sta aspettando

Quasi ti scusi. Non mi guardi.

– Non hai idea di quanto mi sia stato vicino in questi giorni. Come sia stato fantastico coi bambini. Non posso, sono successe tante cose. Sono cambiate tante cose. Io sono cambiata. Mi sto stancando, perdonami, riportami a casa.

Ti riabbottono il cappotto. Ti liscio le pieghe invisibili della stoffa. Ti sistemo la sciarpa a modo mio. Non posso fare a meno di accarezzarti.

– Io so chi sei. Dovevo esserci io con te.

Ti allontani. Ti raggiungo. Prendo la macchina per portarti da lui, da loro. Prima che tu vada via ti tolgo il berretto per un’ultima carezza sui tuoi capelli corti. Sei sorpresa. Fai per trattenerlo. Ancora non vuoi che ti guardi come sei.

Eppoi ci siamo baciati, come sei mesi fa e anche stavolta mi respingi subito. Quasi. Questa cosa mi strappa un sorriso. Scuoti la testa.

– Non capisci. Stefano è finita.
– Non pensi a te?

Ci pensi un po’. Poi mi rispondi tutto in un respiro.

– Quello che mi resta spetta a loro.
– Va bene. Cioè non va bene affatto ma ti aspetto lo stesso martedì per la nostra passeggiata. E un caffè. Lo berrai un caffè no?

Fai un sorriso anche tu malgrado tutto. Poi esci. Chiudi la porta piano, gentilmente. Non so che fare. La macchina mi riporta sul lago. Il cielo è terso ora e un sole tiepido sembra ridere di me e delle mie preoccupazioni. Mi accendo una sigaretta e aspetto. Qualcosa accadrà.

Qualcosa succede sempre malgrado noi.

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The game
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29 risposte a The Edge

  1. Rocco R. ha detto:

    Gli avvenimenti sono inesorabili. Cioè, uno si impegna quanto vuole, lavora sul da farsi, ma alla fine il tutto va in vacca o i piani vengono rimandati. E scusa, che nemmeno so se questo commento è sensato o ha a che fare col post.

  2. andreabusin ha detto:

    Uno spaccato di vita vissuto e rivissuto più volte come fosse un film o il passaggio di un romanzo.Purtroppo reale,pieno di sentimento e sofferenza.

    • ohmarydarlingblog ha detto:

      A volte, spesso, le cose capitano tutte assieme. Allora bisogna giocare al meglio con le carte che ci sono toccate in sorte. Bere o affogare

      • andreabusin ha detto:

        Mio malgrado ho deciso di vivere prendendo a pugni la vita quando le cose non andavano come pensavo dovessero andare.Pero ci si rende conto tardi che è come voler nuotare in mezzo all’oceano pensando di arrivare a riva. Prima o poi finirai sepolto dalle onde che volevi contrastare. #gocce

      • ohmarydarlingblog ha detto:

        Bisogna avere la capacità di combattere le cose che si possono combattere, la forza di accettare le cose che non si possono cambiare e il discernimento di saperle distinguere. È una citazione. A leggerla sembra facilissimo🙂

  3. Diemme ha detto:

    Bellissimo. Impressionante. Da far riflettere tanto. Forse troppo.

  4. newwhitebear ha detto:

    Ci sono momenti della vita che devon far riflettere come quelli che hai descritto nel post.
    Due amanti, un marito, dei figli e forse anche una malattia grave che lascia poche illusioni (almeno questo è il senso di aprire il cappotto e vedere le nuove forme e il togliere il berretto sua capelli tagliati corti).
    Eppure Stefano non sa darsi pace, perché la realtà la vuole uccidere per non vederla.
    Al di là se sia uno spaccato vero oppure una fiction, come dicono gli anglosassoni per le opere di pura fantasia, ha colto nel segno con la tiua prosa stringata ed efficace.
    Un grande abbraccio

  5. melodiestonate ha detto:

    HA RAGIONE NEWWHITEBEAR,NON SI SCARICA UNA PERSONA PERCHè è MALATA…è UNA CATTIVERIA…

    • ohmarydarlingblog ha detto:

      Certo che ha ragione! Però succede…

      • Diemme ha detto:

        Atroché se succede! Pensa che mio marito me lo disse che avevo venticinque anni, che se mai fosse successa una cosa del genere non l’avrebbe sopportata (poi evidentemente non m’ha sopportato neanche sana, con due tette al posto giusto). Una mia amica è stata lasciata un po’ per quello, un po’ perché la terapia di cortisone l’aveva fatta ingrassare, e lui ebbe la faccia di dire all’oncologo durante una visita: “Glielo dica quanto è grassa!”

        Ci sono persone che fanno veramente schifo, anche perché una menomazione nella capoccia è molto più ripugnante di una fisica.

      • ohmarydarlingblog ha detto:

        Diemme hai reso magnificamente quello che cercavo di dire…

      • Diemme ha detto:

        Modestamente, io di bestie dall’animo orrido ne ho conosciute (ma ancora di più ho conosciuto persone splendide, che hanno saputo sopravvivere a queste belve e risorgere dalle proprie ceneri).

  6. elinepal ha detto:

    Che bella storia, tenera e straziante. E scritta proprio bene. È quello che cerco di chiedermi quando devo fare una scelta: cosa farei se fosse l’ultimo mio giorno di vita?

  7. itacchiaspillo ha detto:

    Bello e toccante. Sei proprio brava a scrivere…
    E’ vero che sono solo storie, come hai detto a diemme… ma le sai scrivere proprio bene!

  8. L. ha detto:

    Il signor L. si complimenta con la signora Omd per la qualità del pensiero e della scrittura, bravissima.

  9. Un inizio strepitoso, ho sentito tutta la distanza e la nebbia fra i due amanti.

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