La Bandana

I miei collaboratori sono dei minchia. Davvero, non capiscono una beata di niente. Non ho capito poi perchè devo chiamarli collaboratori se sono io a dirigere la baracca. Sempre. Devo correggere e vigilare come se fossero dei dementi sennò chissà che combinerebbero. Lo so cosa pensano di me, che sono una zitellona acida senza figli e senza nessuno a casa che li aspetti. Beh? Io sono una zitellona acida, e la verità è che mi piace, mi piace essere la padrona assoluta del mio tempo, fare esattamente quello che voglio senza dipendere da nessuno, mi piace lavorare, guarda un po’. Adoro comandare, dirigere, organizzare, guardare i loro colletti sudati mentre li tratto come merdine. Che poi questa cosa dei vocaboli politicamente corretti è una vera idiozia. Quelli non sono collaboratori. Quelli sono dei perdenti. Se parliamo di solidarietà femminile poi. Che ipocrisia, le mamme che mi portano sempre avanti i figli, a fare tutte le splendide e che di dietro mi compatiscono perchè sono sola. Belle loro, sempre stanche, coi capelli arruffati e impicciate fino all’inverosimile. Se avere una famiglia significa annullarsi come persona allora sto bene come sto. Ma figuriamoci, i figli! Le licenzierei tutte.

Dio mio la neve! Gabriella! Chissà dov’è ora. Testarda, cocciuta fino all’inverosimile, l’unica che non mi da mai retta. Ho pagato il tizio del bar per farla andare al bagno. L’unica cosa che mi ha consentito di fare per lei. Le avevo persino procurato una casetta, un monolocale di trenta metri quadri vicino casa mia che per lei andava benissimo. Ma lei niente. Io parlavo e lei continuava imperterrita a mostrarmi la magliettina da tre soldi comprata alla Upim e la bandana rosa che metteva spesso sui suoi capelli sporchi. Me la immagino mentre entrava nel magazzino col suo carrello pieno di cianfrusaglie puzzolenti. Mi parlava della sua infanzia povera a Matera e degli anni passati a Roma a fare la cameriera. Anche lei senza un uomo, senza figli. Anche lei vuole essere libera come me.

– Come fai a vivere per strada?
– Non puoi capire. Le stelle!

Devo uscire. A questi miserabili non gli pare vero. Forza perdenti, un po’ d’ossigeno, però per domani alle nove mi fate trovare la relazione fatta a mestiere chiaro? Ma dove diavolo è? Maledizione, fa un freddo boia. Dunque, coperta, termos, yogurt… Incredibile, una barbona che mangia solo yogurt, tutte io. Sigarette. C’è tutto. Ma lei dov’è? Una di ottant’anni non dovrebbe stare per strada. Ha l’età di mia madre. In questo solo le somiglia. A quest’ora si starà preparando per giocare a burraco coi suoi capelli grigi e rossetto e unghie rosso fuoco. Sempre a pensare alle sue cose, ai suoi malanni, mai una volta che mi chiedesse come sto. Eccola li Dio grazie. Peserà 40 chili. Non mangia niente. Quello che le porto lo divide con gli uccellini. Non voleva nemmeno l’elemosina. Lei vuole donazioni in natura, vestitini, cappuccino, cornetto e yogurt, quintali di yogurt. Che assurdità. Dorme. Un fagottino di ossa raggomitolato su un cuscino di plastica pieno di stracci.

Oddio non si sveglia. Oddio, oddio no no.

– Allora Sonietta, che si dice?

Oddio, si è svegliata, oddio che paura, calma. Mi batte il cuore, sto tremando. Fa sempre più freddo. Gabriella mi fa un sorriso sgangherato che suo malgrado illumina un viso devastato dalle rughe.

– Oh grazie, le sigarette, sei sempre gentile, tu sei veramente una persona buona.

Io buona! Mi viene da ridere. Una grossa goccia di moccio le esce dal naso. Gliela pulisco col mio fazzoletto ricamato. L’ho fatto senza pensarci. Io stessa sgranavo gli occhi mentre lo facevo. Mi fa una carezza con le sue mani nodose che mi sconvolge. La conosco da un anno e non ci eravamo mai toccate. È ghiacciata. In testa la bandana rosa un pò civettuola che certamente non la ripara dal freddo intenso della sera. Mi sento devastata da una tenerezza che non sapevo di avere

– Adesso basta. Torna a casa con me mamma

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The game
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15 risposte a La Bandana

  1. arielisolabella ha detto:

    Una bellissima favola di Pasqua..una rinascita bravissima.

  2. Drimer ha detto:

    Storia stupenda, scritta a cuore aperto.
    Ciao Mary

  3. namylar ha detto:

    complimenti… toccante!

  4. bortocal ha detto:

    grande!

    odio i commenti puramente elogiativi, ma dovrei sforzarmi una settimana per trovare qualcosa che non va…😦

  5. newwhitebear ha detto:

    Che bel racconto! Fluido e intenso scorre come acqua in un torrente.
    Complimenti.
    Un caro saluto

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