Wet

Ci sono giornate in città in cui le persone si raddoppiano e gli spazi si rimpiccioliscono misteriosamente. Giornate umide, spesse come la melassa dove odori, umori, pensieri si rimescolano ottusamente, che scorrono lente e ovattate per chi, come me, ha fatto casino di notte e di giorno cerca a tastoni la fedele bottiglietta di acqua gassata. Forza, un’altro sorso, per liberare la testa dai cattivi pensieri e occhiali scuri per fare finta che è ancora tutto possibile.

Entro in metro, mi siedo, allungo le gambe e osservo il teatrino. La mamma che bacia alternativamente tre figli, la sudamericana grassa che mangia patatine, il ragazzino con le cuffiette per ascoltare la musica, di merda, ci scommetto. Dicono che per scrivere un libro tutto quello di cui hai bisogno è osservare la realtà che ti circonda. Se fosse vero allora ogni vigile urbano potenzialmente potrebbe essere uno scrittore.

Poi c’è la riccia, più bionda che rossa, una marea di capelli incolti che ricadono sulle spalle nude e ben scolpite.

Sotto, un vestito verde acqua senza maniche che ti arriva fino ai piedi.

Pelle bianca.

Non sei italiana, nessuna italiana si veste così, da donna. Ti guardo mentre scherzi con un paio di amiche, vedo tua madre, ti somiglia, nella versione grassoccia. Mi immagino come sarai da grande. Ma ora non sei lei.

Improvvisi per scherzo un paio di mosse di savate con la tua amica. Parti all’attacco. Non mi guardi ma forse mi hai sentito. Il vestito si tende sulla v tra le tue gambe e mi vedo mentre affondo la mano tra i tuoi ricci a scoprire là dove la pelle diventa più rosea. Hai il collo sudato, come me. Continui la tua lotta, alzi un ginocchio e il vestito si alza quel tanto da rivelarmi i tuoi piedi nudi (sporchi tra l’altro), trattenuti da una stringa di cuoio. Li guardo come un talebano. Ho la gola arsa.

Excuse me miss, what’s your name?
Mhm, so, so hard to try.
How take you out tonight?

Scendi alla fermata del Duomo e al posto tuo si sistema la Sudamerica con suo lezzo di fritto.

Le porte si richiudono, immancabilmente, sull’eco della tua risata.

E io… io ho perso la mia occasione

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Informazioni su ohmarydarlingblog

The game
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17 risposte a Wet

  1. tilladurieux ha detto:

    “Dicono che per scrivere un libro tutto quello di cui hai bisogno è osservare la realtà che ti circonda. Se fosse vero allora ogni vigile urbano potenzialmente potrebbe essere uno scrittore”.
    Un rispettosissimo bacio per questa considerazione!

  2. newwhitebear ha detto:

    Quale occasione? Di conoscere la ragazza dai piedi sporchi?
    Un bel racconto tosto e intenso sia per tono sia per stile.
    Dolce serata
    Un caro saluto

  3. itacchiaspillo ha detto:

    brava brava brava!!!

  4. Volevolaprinz ha detto:

    Ben scritto! Come al solito!!
    ps. Ho un nuovo blog…mi vieni a trovare?
    ultravioletto….

  5. arielisolabella ha detto:

    Mie’ successo al contrario…ma la colpa era della mia amica laura…come alfredo!

  6. accantoalcamino ha detto:

    Hai una lievità nel raccontare, io, almeno, quando ti leggo mi rilasso, mi succede con qualsiasi argomento trattasi il post. Buona settimana🙂

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